La pronuncia inglese crea diverse difficoltà (e non solo a noi italiani…) e molto spesso è un aspetto sottovalutato nell’apprendimento della lingua. Non si tratta solo di una esigenza di stile, di per sé importante in contesti lavorativi internazionali, ma soprattutto è una questione di comprensione.


Provate a leggere queste parole:

Hour/Our

Meet/Meat

Here/Hear

Sum/Some

Dear/Deer

 

Avrete sicuramente capito che non c’è alcuna differenza di pronuncia!

Un altro esempio riguarda gruppo di consonanti “th”. In fonetica, esso può assumere due foni, quello di consonante fricativa dentale sorda [θ], come in “three” [θriː], e quello di consonante fricativa sonora [ð], come in “the” [ðə].
Entrambi i suoni sono pronunciati con la lingua tra i denti: nel [th] sordo le corde vocali non vibrano, di conseguenza si avrà un suono intermedio tra una “f” e una “s”; nel [th] sonoro le corde vocali vibrano e il suono che esce assomiglia ad una “d” o una “v”.

Vi sveliamo un segreto: per distinguere la pronuncia sorda da quella sonora, basta toccarsi il pomo d’Adamo mentre si articola il suono. Se vibra, state emettendo senza dubbio un fono sonoro.
In ogni caso, poichè nessuno dei due suoni è presente nella lingua italiana, il metodo migliore per imparare a pronunciarli correttamente resta quello di ascoltare un madrelingua e provare ad imitarlo…

A chi studia l’inglese e vuole migliorare la propria pronuncia consigliamo inoltre di vedere My Fair Lady, commedia musicale del 1964 con Audrey Hepburn e Rex Harrison, tratta da un’opera di George Bernard Shaw del 1914, dal titolo Pigmalione. My Fair Lady ha vinto 8 Oscar, 3 Golden Globe, il premio BAFTA e 3 David di Donatello… Insomma vale la pena guardarlo, non solo per la pronuncia!

Il titolo originale si ispira al mito di Pigmalione, abile scultore che crea una donna e poi se ne innamora. La stessa sorte tocca al professor Higgins, linguista britannico e studioso di fonetica.
Tutta la commedia ruota intorno agli sforzi del professore per insegnare alla fioraia Eliza Doolittle la Received Pronunciation, ovvero la sola pronuncia accettata dalla migliore società inglese.
Il film va ovviamente visto in lingua, in quanto l’aspetto più interessante è proprio la fonetica. Inoltre, per il doppiaggio in italiano si è scelto di mescolare improponibili accenti pugliesi e campani che nulla hanno a che vedere con l’originale…
Il dialetto di Eliza si chiama Cockney ed è caratterizzato da una variazione vocalica delle parole: esse vengono quasi cantate, le vocali spesso sostituite e le lettere rimosse. La “a” di “change”, ad esempio, diventa una specie di “i”.
La sciatteria fonetica di Eliza, come potete immaginare, fa orrore al prof. Higgins che nella famosissima scena della canzone The rain in Spain tenta disperatamente di insegnarle l’articolazione delle consonanti… Ed è una scena davvero divertente!

Buona visione e a presto.

 

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